
- “Ciao nonna, come stai?”
- “Benissimo” – mi risponde con quel suo sorriso solare che riesce sempre ad arrivarmi al cuore. “E tu?”
- “Abbastanza bene” – faccio io, con un’espressione che però non emana di certo la sua stessa luce. “Mi fa male un po’ il ginocchio, sono preoccupata perché la settimana prossima ho l’esame, ho fatto discussione con mamma, …”
- “L’importante è che il cuore stia bene”. Lei, che per tutta la vita ha fatto centomila cosa, ed ora è costretta su una sedia a rotelle da anni, sta benissimo e sorride perché la malattia ha colpito diverse parti del suo corpo ma non l’unica che serve per essere felici veramente.
Sono tornata a casa e ho scritto questa frase su un post-it che ho appeso vicino a letto come promemoria. Serve a ricordarmi di rispondere a questa domanda ogni tanto: “come sta il tuo cuore?”.
Diciamo sempre che ci fa male qualche parte del corpo: la testa, il braccio, la pancia, il piede. Ma non ho mai sentito nessuno dire “Mi fa male il cuore”. Eppure, sono poche le persone che emanano quella pace che traspare dal volto di mia nonna. Come si fa? Come si fa a non poter fare più nulla da un giorno all’altro se non passare dal letto alla sedia e dalla sedia al letto senza lamentarsi minimamente? Come si fa a non riuscire più a muovere metà del proprio corpo e dire “sto benissimo” sorridendo? Come si fa a non restare schiacciati dalla malattia che ti porta a dipendere da qualcuno anche per le cose più banali?
Come è possibile che il cuore stia bene nonostante tutte i piccoli tagli o le ferite più profonde che sono scalfite sopra?
Il cuore di mia nonna sta bene perché è un cuore che ama e che si sente amato. Perché non sta tutto il giorno a pensare a quello che non può fare più, ma si dedica a ciò che di bello può fare: divorare libri di qualsiasi genere, farsi coccolare con i Grisbi e aspettare che le giornate non siano fredde per mettersi sul balcone al sole.
Il cuore di mia nonna sta bene perché è un cuore grato. Perché c’è mio nonno che si prende cura di lei in maniera esemplare, che non la lascia sola, che la fa ridere, che raccontando storie la porta a viaggiare nel passato e che ha anche imparato a cucinare.
Come sta il mio cuore? Quando voglio rispondermi sul serio, presto attenzione agli “abbastanza” che metto nelle mie frasi. Ho capito che quando vivo pienamente nell’amore, gli “abbastanza” non mi servono. <<Abbastanza bene>>, <<abbastanza bello>>, <<abbastanza buono”>>, sono tutti dei << si, ma…>> un’ mascherati. Tutti modi di sottintendere che c’è qualcosa, anche piccola, che in realtà manca e ostacola la mia felicità.
Quando sono troppi? Vado da mia nonna a farmi insegnare come si vive.
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Una parente che purtroppo non c’è più ha vissuto l’ esperienza della malattia, ed ogni volta che andavo a trovarla rimanevo stupita da 2 cose: l’immensa fede e il sorriso e caparbietà con cui affrontava la sua prova, non lamentandosi ma al contrario affidandosi È diventata per me un esempio, per tutte le volte in cui mi lamento per cose inutili, per tutte le volte che le mie piccole ferite del cuore e dello spirito mi sembrano grandi ed insormontabili quando in realtà..”c’è di peggio” e “c’è chi affronta questo peggio con sorriso e cuore aperto”. La difficoltà sta proprio nel riuscire a sentirsi amati, nell’avere occhi e cuore per guardare e sentire nella giusta direzione Grazie dada perché anche tua nonna è un esempio di vita piena e vissuta, e ricorda un po l’essenziale che spesso noi tralasciamo ti abbraccio!
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Da oggi anche io mi farò ogni tanto questa domanda ❤️saluti alla nonnina ✨🌷
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