Racconti

Cameretta

La mia cameretta è fatta da due letti con le pareti a scomparsa, uno blu e uno azzurro. Sono uno di fronte all’altro, incastrati sotto un mobile a libreria. Li su, oltre a libri e dizionari, riposano, con buona pace di mia madre, peluche, fotografie e fontane di plastica a cui sono appesi orecchini pendenti, a clip, a forma di infradito o di pesce rosso. Poi c’è un armadio con due ante, una blu e una azzurra e sotto quattro cassetti, a colori alternati, uno blu e uno azzurro. Le maniglie rappresentano un fiore. Blu e azzurro. Tutto ciò che è blu è mio, l’azzurro di Stefania. Perpendicolare ai letti, c’è una grande scrivania con sopra una mensola attaccata al muro. Mette in bella mostra tutte le coppe e medaglie di mia sorella, perché lei è una campionessa. Corre. Va veloce, nello sport e nella vita. Ogni sera ci infiliamo sotto le coperte. Spegni tu la luce? No, dai, tu. Io sono più vicina all’interruttore in effetti. Mi basta allungarmi e tac. Ma qualche sera, per puro sadismo di sorella maggiore, la faccio uscire dal suo letto. È tutto buio. Il nostro mondo è lì dentro, in quelle ore fatte di sogni e di incubi. Di vita che riposa dopo una giornata passata a crescere. O semplicemente di lei che parla nel sonno e di me che, ancora sveglia, le rispondo. – Il nonno mi ha regalato un cavallo oggi. – Un cavallo vero? – Sisi. – Ah, che bello! E dove l’hai messo? – Sta in cucina. – Benissimo. Mamma l’ha visto? Con mia sorella si ride un sacco. Anche di notte. Anche mentre lei non lo sa. Ma la cosa che mi piace di più è poterle dire Buonanotte sorellina e sentirmi rispondere Buonanotte Dadina. È dolce la giornata che finisce con lei. Sapere che anche quella dopo inizierà ancora con lei. Con quale nome strano mi darà il buongiorno? Ne inventa uno nuovo ogni mattina. Lo pesca dagli universi che ha visitato mentre era a occhi chiusi. Dio le ha donato una fantasia senza confini. Riesce a far ridere pure la zia che alle cene di Natale ha sempre il muso. Non ci faccio caso, ma è prezioso averla a un letto di distanza. Darle le spalle mentre dormo sul fianco, ma sapere che c’è. Poterla chiamare se non riesco a dormire. Ci sono notti in cui mi fa male la pancia e allora lei mi prepara la camomilla. Quelle in cui a farmi male invece è il cuore, mi racconta le storie. Qualche volta le chiedo di mettersi nel letto con me, salvo poi cacciarla perché stiamo scomode. Ma quando sono un po’ spezzata, con Stefania vicino inizio a stare meglio anche se sto scomoda. Adesso siamo grandi e non dormiamo più insieme. Dividerci è stata la parte brutta di crescere. Ma quando è andata via di casa, ci siamo promesse che saremmo rimaste noi, Dada e Ste forever, come l’adesivo incollato sulla porta. Ogni tanto torno lì. E in quella cameretta magica vedo due bambine che ridono, un pò principesse un po’ liocorni. Si trasformano in due adolescenti, un po’ atletica e un po’ pallavolo. Saltano e corrono, vincono e perdono. Ma non smettono di ridere. Più in qua nel tempo, scorgo ancora loro due e le vedo, forti e fragili. Due ragazze che cominciano a trasformarsi in donne mentre continuano a raccontarsi le storie.


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