Biiip. La lavatrice ha finito. “Vado io” urla mia sorella dall’altra stanza. Questo significa che sta per scoppiare un putiferio. A breve scoprirá che per l’ennesima volta ho usato i suoi calzini, quelli neri con il fiocchetto rosso a brillantini, i suoi preferiti. Già questo basterebbe per scatenare la sua ira, ma per di più si accorgerà in tempo zero che gliene ho anche perso uno. Se fosse possibile ricomprarli sarebbe tutto molto più semplice, ma questi sono un’edizione speciale dello scorso anno andata a ruba in appena tre giorni. Il suo ragazzo si era girato tutta Roma per riuscire a trovare un negozio che ne avesse ancora disponibile un paio e mettere fine alla sua richiesta martellante.E ora che faccio? Corro verso il bagno nel tentativo di prendere i panni da stendere, almeno provo a prendere tempo. Ma, ahimè ,lei è già lì, piegata, che sbuffa, con la vaschetta in mano.“Dada perché c’è solo un calzino?” chiede fingendosi paziente.“Impossibile! Hai visto bene?” rispondo con fare sorpreso“Certo!l’ho svuotata tutta. Il mio calzino NON c’è. ” I toni cominciano ad accendersi. “Sarà andato nel posto che nessuno sa” provo a metterla sul ridere. A volte, poche a dire il vero, funziona.“Eh? ”“Ce l’hanno tutte le lavatrici. È un portale che collega il cestello con lo spazio delle cose perdute. Il tuo calzino sarà sicuramente andato a fare compagnia ai miei, che sono tutti li, spaiati ma felici…È come posso dire, tipo il paradiso, però dei calzini” insisto con la mia scaltra ironia che non ha mai conquistato nessuno, ma di cui fingo di andare fiera.“Dai, Dada non fare la scema. Perché c’è solo un calzino qui dentro?! E soprattutto, perché li hai presi, DI NUOVO?””Ti giuro non volevo. Poi però mi ero messa quella minigonna nuova…ho pensato che ci sarebbero stati proprio bene…li ho provati e…scusami, ti prego, per favore.” Uso la tecnica degli occhi dolci anche se so già che non funzionerà. Rincaro la dose di dolcezza e mi avvicino e me la avvolgo tra le braccia cosi magari le passa. “Eddai, mi perdoni?”“Sei la solita” sbuffa. ” Ti ho ripetuto mille volte che non voglio che prendi le mie cose. Anche perché poi puntualmente questa è la fine che fanno.Perdi sempre tutto. Spero almeno siano serviti a qualcosa. Ti sei vista con quel nuovo tipo?”. Temevo che il problema più grosso della serata non sarebbero stati i calzini. Potrei fingere e dirle che si, sono uscita con lui, ma ci metterebbe meno della lavatrice a scoprire che invece no. Non proprio. Cioè, si, mi sono vista con un ragazzo, ma non è il “nuovo tipo” che intende lei, ma quell’altro. Quello che mi aveva fatto giurare noi avrei più rivisto mai più. Oddio. Se dicessi che mi si è materializzato all’improvviso davanti? Sbucato dal portale della lavatrice anche lui? Oppure che quella cretina di Gilda mi hainvitato al Boulevard e mi ha fatto trovare lui? No, basta con le cazzate. Tanto la mia ironia la prende male. Meglio la verità. E la verità è che mi dispiace non essere abbastanza forte. Che lo so che lei hai ragione, che Edo è meglio evitarlo. Che avevo promesso che mi sarei tenuta alla larga e che avrei bloccato il suo numero. L’ho anche fatto. Ma l’altra sera…l’altra sera non so cos’è successo. O forse mi è solo capitata tra le mani un po’ di nostalgia. E quella, la nostalgia, ogni volta che viene da me fa danni. La mia faccia si fa cupa. Lei capisce. “No, Dada, ancora? Gli hai dato già mille miliardi di possibilità. Quello fa sempre cosi. Torna. Sparisce. Riappare. Ti dice tante cose belle. Poi scompare di nuovo e tu stai male. Ancora non l’hai capito”.Ha ragione. Io lo so che ha ragione. Io vorrei che sparisse per sempre. O vorrei essere capace di sparire per sempre io. Invece ogni volta penso che sarà diverso. Ma poi ogni volta è tutto uguale. Mia sorella si alza, va sul balcone e comincia a stendere.Chiudo gli occhi. Spremo le meningi. Dov’ero quando mi sono tolta i calzini? Ricordati, ricordati,suvvia ti prego. Torno alla sera prima. Mi rivedo sfilarmi le scarpe, i vestiti, mettermi il pigiama senza neanche levarmi il trucco. Avevo freddo ai piedi, i calzini li avevo tenuti. Corro in camera, alzo prima il copripiumino, poi le lenzuola, lancio all’aria i cuscini, cerco in tutti gli angoli del letto come una forsennata. Ma del calzino non c’è traccia. E allora chissà, può darsi davvero che sia finito nel posto che nessuno sa, insieme a tutti gli altri calzini del mondo rimasti spaiati. Si, sarà proprio lì, come tutti quegli amori che un giorno sono in due ma dopo un po’ restano solitari uno a chiedersi dove sia finito l’altro. Magari la lavatrice un giorno si risucchia anche Edo. Almeno non dovrò più rubare i calzini a mia sorella.

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