Mercoledì scorso in Cittadella è stata giornata di lavori: c’era la staccionata da pittare e verdure e frutta da raccogliere. Pantaloni lunghi e magliette di quelle che se si sciupano non fa niente, cappellini in testa e crema solare. Ci dividiamo in gruppetti. Sono con Veronica, Gianluigi-il capomastro e Damiano. A coordinarci c’è Caio, uno dei ragazzi che prova a ricostruirsi, dopo che la droga gli ha abbagliato la vita. La droga, quella stronza che sembra luce e invece è buio. Alain spendeva interi stipendi in crack. Marcos ha provato ad abbracciare sua figlia un giorno, ma lei è scappata via.
La droga, un mostro che si può combattare solo se hai qualcuno che ti aiuta. Qualcuno pronto a prendersi cura di te e che ti insegna a prenderti cura di te stesso, degli altri, dell’ambiente che ti circonda. Qualcuno pronto ad amarti.
Qui, nella Cittadella di Quixadà sono passati e passano in tanti. Vite che provano a darsi una seconda, una terza, una quarta possibilità. Vite che rinascono.
Durante tutta la mattina con il mio gruppetto scartoniamo circa duecentocinquanta metri di staccionata. Poi prendiamo un secchio di pittura a coppia e cominciamo a spennellare. Ogni tanto ci scambiamo le coppie per conoscerci meglio. Gli assi di legno si ricoprono di bianco mentre noi ci raccontiamo. Diventiamo custodi di storie e di vite, consegniamo domande e sprazzi di risposte, creiamo legami in cui in mezzo c’è Dio. Ascolto e accolgo. Ferite e fragilità. Resto in silenzio e prego di fronte a cose più grandi di me. Consiglio e offro me stessa. Riconosco negli altri insidie di male da cui sono passata anche io. Rassicuro e incoraggio.
A un certo punto, il capomastro mi vede persa tra i pensieri. Si fa presenza, ma lascia che sia io a scegliere. Facciamo quello che vuoi mi dice. Se vuoi parlare, parliamo, se vuoi cantare, cantiamo, se vuoi stare in silenzio stiamo in silenzio. Io per te ci sono. Mi volto verso di lui e faccio il primo sorriso vero della giornata.
Ci congiungiamo con Veronica e Damiano che nel frattempo avevano pittato i pannelli dal lato opposto al nostro. Ci guardiamo e ridiamo. Abbiamo pittura sparsa addosso da tutte le parti.
Ma davvero Signore ci hai mandati in Brasile a pittare una staccionata? “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”, ci ha risposto. Servi inutili, che hanno imparato una cosa nuova. Che la prima vera missione è nel fratello posto accanto.
Vi voglio un bene immenso ragazzi ❤










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