Nella Cittadella di Quixadà c’è l’Agape, l’Amore incondizionato. È la casa di dodici bambini che non hanno un posto dove stare. Bambini abbandonati in un sacchetto, bambini destinati a diventare merce, bambini con famiglie troppo povere o troppo violente. Bambini.
Arriviamo da loro per un pomeriggio di giochi. Portiamo libri da colorare, materiale per realizzare braccialetti e collaline, una chitarra. Ci sediamo tutti attorno al tavolo. Ognuno di noi con uno di loro. Il piano si riempie di scatoline piene di perline colorate. Su ogni perlina una lettera dell’alfabeto. Dispongono le letterine in ordine per comporre i loro nomi. Le infilano una a una nel loro braccialetto. Taissa è seduta con me. Il suo braccialetto rosa è pronto. Le faccio il nodo attorno al polso e lei se lo guarda contenta. Mi chiede come mi chiamo e inizia a cercare le perline giuste. Ne prende anche una con un cuoricino. Le passo il filo. Lei si rimette a cercare perline. La lascio fare. Scrive il suo nome accanto al mio e me lo dona. È il suo agape per me.
Poco dopo arriva Dania. Venite a vedere. Ha negli occhi lo stupore della meraviglia. Nella stanza a fianco c’e Gabriele che suona a Carlinhos, steso nel suo lettino con entrambe le gambe ingessate. Ha subito un intervento alle anche. Mi fermo sull’uscio.Con quella chitarra in mano, mentre canta Stand by me, Gabri contempla quel bambino. Sta con lui con le dita sulle corde. Sta con lui con gli occhi sul lettino. Sta con lui. Carlinhos, che a stare fermo non ci riesce, fissa Gabri e si prende tutta la musica che gli culla il cuore. Lo fa pulsare. Lo anima. Questo bimbo idrocefalo ha la forza della vita che scorre dentro. Adesso ha quattro anni. I medici non gli avevano dato un giorno.Resto ferma un po’ così, a guardarli. Gabri emana Bellezza. Carlinhos spande Dolcezza. Così, insieme, sono agape.
Dopo aver raccolto una lacrima, entro in camera e comincio a cantare con loro. Ci raggiunge anche Matteo. Alla fine di ogni canzone Carlinho dice “Ancora una”. È la sua risposta ad ogni nota finale. È la sua risposta ad ogni nuovo giorno di sole.
Il giorno dopo portiamo tutti i bimbi in piscina. Non c’e il tempo di arrivare che si lanciano in acqua. Volano schizzi e palloncini. Taissa all’inizio è appesa al mio collo. Con don Alex le insegniamo a nuotare. Batte decisa i piedi mentre mi tiene le mani. Prima tutte e due, poi una sola, alla fine nessuna. A poco a poco si fida e si lascia andare. Anche Alex non la tiene piu da sotto la pancia. Man mano che scopre di riuscire a stare a galla da sola, il suo sorriso si apre. Tutta la mattina scorre cosi, tra schiamazzi, karaoke e risate di bambini che, in una giornata diversa dalle altre, possono giocare a fare i bambini.



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