Brasile 2025

Favelas

Mettiti questo. Diceva così mia mamma ogni domenica mattina tirando fuori dall’armadio un vestitino bello. Il giromanica con i dalmata della Carica dei 101 era il mio preferito. Ma poi c’erano anche quello bianco con le ciliegine e un altro a bretelline pieno di pois blu scuro.
Avevo sei o sette anni. Quell’abitino che spezzava la routine portava con sè la gioia della festa.

È stato cosi anche per le bimbe che siamo andati a visitare ieri nelle favelas di Quixadà insieme alle loro famiglie. Ci guardavano e ci sorridevano timide.  Aggrappate ai loro fratellini piu grandi come pesciolini all’esca. Magliettine colorate e brillantini sulle palpebre.
Si sono vestite apposta così per voi. Le mamme lo sottolineavano accarezzandole fiere.

Volti contenti che ci scrutavano curiosi in attesa di ciò che avremmo detto o fatto. 
Siamo stati lì, in quelle case minuscole fatte di fango, legno e mattoni. Ogni stanza un buco in cui chi ci vive trascorre la vita meglio che può. Un letto in cui dormono in tre o quattro, una lampadina che pende dalle tegole in alto attaccata a fili rossi e blu, un frigo giallo sporco, una vecchia tv, una busta con dentro qualche giocattolo lasciata in un angolo.

Ci hanno accolto come si accoglie un qualsiasi ospite e siamo entrati nelle loro case. Prego, avanti, venite.

Francesca, la responsabile che ci guida, inizia con le presentazioni. Lei conosce bene queste famiglie perchè fanno parte del progetto Coração con cui Nuovi Orizzonti si occupa di loro. Forniscono ceste alimentari una volta al mese. Donano presenza. Provano a intercettare i loro bisogni e, quando possibile, a intervenire.
Cosa sogni? Chiede a Marta.
Di non passare più le cose brutte del passato. Un passato talmente brutto che tutto ciò che Marta desidera è tenerlo lontano. Un passato in cui è stato l’alcool a decidere per lei, rendendola incapace di essere madre per un tempo. Che,
grazie a Dio, ha avuto una fine. Adesso può di nuovo prendersi cura dei suoi quattro figli mentre li vede crescere.

Eveline ci ha accolto con un bimbo in braccio. Avrà avuto due anni. I due fratellini piu grandi, un bimbo e una bimba, si tengono per mano. Il più grande vuole fare il medico. Il sogno di Eveline è che i sogni dei suoi figli si realizzino. Ciò che desidera di piu è che possano studiare e formarsi. Avere un futuro diverso da quello che è il loro presente.

Infine siamo stati da Nataly. Con un contributo che il governo da alle famiglie povere ogni mese, a poco a poco è riuscita a mettere da parte quanto serviva a restaurare la vecchia casa di fango per costruire una casa di mattoni. Ne ha destinato una stanza a suo figlio appena diciottenne, che è da poco diventato papà. Insieme alla sua compagna non aveva un posto dove stare. Le altre bimbe di Nataly arrivano con dei fogli svolazzanti in mano. Ci sono disegnati dei cuori per Francesca e per Dania, la responsabile di qui. Sono le loro madrine di battesimo e si vogliono un sacco di bene.
Subito dopo cominciano a correre. Giocano a inseguirsi, nascondersi, acchiapparsi con Valentina e Veronica. Ridono. Si divertono. È festa.

Prima di salutare ogni famiglia, Don Alex le benedice. Le sue mani imposte su di loro, mentre tutti noi preghiamo riuniti attorno.
È Dio che portiamo quando veniamo qui. Non avrebbe senso altrimenti.
Mi dice cosi. Poi andiamo via.


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