Nel cuore di Fortaleza c’è il Ceu, il Cielo. Un luogo fatto di luoghi, dove tra lunghi stradoni di ciottoli e il verde di una vegetazione che sa di fresco sorgono sparse le case di oltre venti comunità. Diversi carismi, ispirati a uno o più fondatori, o semplici gruppi di persone col desiderio di operare per il Bene. Un unico scopo: farsi strumento perchè l’Amore passi e raggiunga chi è solo, malato, abbandonato. Case dove si accoglie, ci si prende cura, si accompagnano i piccoli passi possibili di chi ha bisogno di rinascere o di chi si avvia a conclusione del proprio percorso terreno. Un concentrato di Bene unico al mondo, dove è possibile vedere le conseguenze dell’Amore. Che sono le opere di carità. Oltre alla comunità di Nuovi Orizzonti che ci sta ospitando in questi giorni, ieri abbiamo visitato due delle comunità vicine: la Toca de Assis e la Fazenda de Esperanza.
Le suore della Toca de Assis ospitano donne con malattie psichiatriche. Molte di loro provengono dalla strada. Alcune erano in giardino quando siamo arrivati. C’erano sguardi assenti persi in chissa quali mondi.C’erano sorrisi accesi per la nostra presenza. E poi c’era Elvira. Esile, ricciolina, allettata. Forte, come quelli a cui non c’è sciagura sufficiente a spegnere la vita. Elvira cantava. Fa che mi addormenti e che, nel sonno, io ti sogni. Una nenia tenera, dolce, piccolina come piccolina era Elvira ai miei occhi in quel letto. Ha ritrovato da poco suo figlio, che va a farle visita una volta a settimana. Quando è nato, l’aveva dato via. Forse quella canzoncina non gliel’ha mai cantata prima, ma mi piace pensare che qualche notte possa averlo incontrato nei sogni.
La Fazenda de Esperanza è una comunità che si occupa di recupero di tossicodipendenti. Una ragazza giovanissima, volto grazioso e pimpante, ci ha raccontato la storia della comunità. Poi abbiamo ascoltato le storie di Lucia e di Monica, ventinove e trent’anni. Alla droga ci sono arrivate perchè sono state violentate. Da piccole, piccolissime. Per una è cominciata quando aveva solo cinque anni. È continuata fino ai sedici. L’altra di anni ne aveva dodici. Vite devastate, risucchiate da un vortice di male che non la smetteva piu di inghiottirle. Fino a quando ce l’hanno fatta a dire basta. A chiedere aiuto. La Fazenda è diventata l’inizio della loro nuova vita. “Io sono una Speranza“. Così si definiscono adesso. Speranza nella Via per ripartire, nella Verità che libera, nella Vita che da vita. Hanno negli occhi la luce di chi ce’ha fatta. E adesso sono lì ad essere un punto di Luce per le altre ragazze che arrivano. Studiano, si formano, si affidano e poi restano in attesa del prossimo passo da compiere.
Ieri si celebrava la memoria di Sant’Agostino, uno che ha trasformato le sue fragilità in punti di forza. È questo che l’ha reso Santo. È questo che stanno provando a fare Elvira, Lucia e Monica. Ed è questo che possiamo essere tutti, uomini e donne che, se toccati dalla Grazia, non diventano perfetti, ma felici.

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