Tra poche ore sarò dall’altra parte del mondo e mi sento piena di così tante sensazioni diverse, contrastanti a volte, che non riesco a decifrare bene nemmeno io stessa. Quando, per la prima volta, espressi che mi sarebbe piaciuto andare in missione credo di aver avuto sedici o diciassette anni. Ero ad un incontro di Azione Cattolica con i giovanissimi della mia parrocchia, a Bari. Non ricordo di cosa stessimo parlando, né quale fosse la fonte di quel desiderio. Ammesso che ne avesse una. Quella sera, però, ricevetti una risposta che mi portò ad archiviare questa storia.
Poi è successo che negli ultimi anni ho incontrato persone, ascoltato storie, visto foto di chi in missione c’è stato. Una, due, tante volte. Un mese, un anno, tutta una vita. E c’era tanta Luce.
Così ho iniziato a pensare che sarebbe stato bello conoscere questo mondo non più solo per sentito dire. È bastato questo. Da lì, è stata la missione che ha trovato me. Ero al cammino di San Benedetto con Nuovi Orizzonti un anno fa quando ho conosciuto don Alex. Sarebbe partito con un gruppo di giovani poche settimane dopo. “L’anno prossimo vieni anche tu” mi disse.
Adesso che un anno è passato e che la valigia è quasi pronta, ripenso a ciò che mi ha portato qui e immagino quello che mi aspetta. Non so nulla di preciso, solo poche cose. Per esempio, che da adesso in poi, la parola “missione” non sarà più solo il racconto di altri, ma, spero, che quel sorriso lì, si stampi anche sul mio viso. O che se è vero che c’è un tempo e un luogo per ogni cosa, questo inizio di settembre e la Cittadella Cielo di Fortaleza sono quelli che Dio ha scelto per me. Poi so che un’amica, un paio di settimane fa, mi ha portato al monastero di Santa Chiara. Lì, ai piedi di Gesù, ho pescato un bigliettino. Diceva di guardare con attenzione la povertà di Colui che è posto in una mangiatoia e avvolto in poveri pannicelli. “Oh povertà che dà stupore”. Finiva così. Da allora mi chiedo com’è fatta questa povertà che da stupore. Sono certa che sarà lei a svelarsi. So che la Parola, in questi ultimi giorni, non ha fatto che parlare di bambini, di piccolezza, di banchetti e di Regno dei Cieli. Infine, so che, se è ad annunciare Cristo che sono chiamata, c’è bisogno che io Lo incontri. Una volta, e poi una volta ancora e ancora. Vorrei tanto imparare a riconoscerLo anche negli ultimi. A riconoscere l’Amore. Che dà stupore.
Ho paura? Si. Di tante cose, ma di me soprattutto. Delle mie fragilità che quando entrano in azione mi combinano un casino dentro. Ho fiducia? Si. In me, in Dio e in chi in questo viaggio mi sta accanto e mi sostiene in modi diversi. So di poter contare su tante persone. Su chi parte con me, su chi mi è fratello o sorella nella vita e nella fede, su chi prega per me, su chi mi vuole bene e in questi giorni mi ha ripetuto tante volte “non temere”.
In questo nuovo capitolo di vita, paura e fiducia, tremore e coraggio si passeranno la penna tante volte. E’ inevitabile. E va bene così, perché alla fine ciò che scriverò, che scriveremo, tutti, insieme, saranno meraviglie.
Solo pochi giorni fa guardavo il cielo dal terrazzo della campagna del nonno. Era l’alba. Tra le mie inutili domande su cosa sarà questo viaggio, ho avvertito il soffio di una risposta. Diceva semplicemente Sei attesa.
E allora, come mi scrisse alle porte del mio primissimo viaggio importante, chi credeva in me più di quanto fossi capace di fare io stessa…READY, STEADY,….FLY!

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