Spiritualità

Giudici per Gaza

Una delle cose che non smetterà mai di stupirmi della Parola di Dio, oltre alla Parola stessa, è il suo sincronismo con la mia vita e con la storia del mondo.  Puntuale. Quasi matematico. Provvidenziale.
Tu sei li, ad arrovellarti con mille pensieri di qualsiasi tipo, e lei, la Parola, viene a darti la Sua risposta. A volte semplice, chiara, immediata a risolutiva. Altre invece in cui ti chiede di restare li, a leggere e rileggere, cercare, meditare, discernere l’essenza e l’essenziale da portarti dentro.

Questa settimana, durante la Messa, è stato proclamato il libro dei Giudici e il mio pensiero non faceva che andare a Gaza.

“In quei giorni, gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e servirono i Baal; abbandonarono il Signore, Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dalla terra d’Egitto, e seguirono altri dèi tra quelli dei popoli circostanti: si prostrarono davanti a loro e provocarono il Signore, abbandonarono il Signore e servirono Baal e le Astarti.[…]

Allora il Signore fece sorgere dei giudici, che li salvavano dalle mani di quelli che li depredavano. Ma neppure ai loro giudici davano ascolto, anzi si prostituivano ad altri dèi e si prostravano davanti a loro.”

Davanti all’abisso di sofferenza e di ingiustizia che sembra non avere fondo, davanti a case, chiese, ospedali distrutti e vite annientate, chiedevo a Dio se potesse fare qualcosa. Lui che può tutto, perchè non si inventa qualcosa per fermare questo abominio? Perchè degli innocenti devono soffrire cosi? Morire così?

Questo, più o meno, Gli chiedevo.

E Lui, per tutta risposta, mi ha fatto vedere i giudici.

Così ho visto Anas Al Sharif, giornalista, che ha scelto di dare voce al popolo palestinese pagando la verità con la sua vita.

Ho visto Yaeli Harari che si è presentata a ritirare il suo diploma di laurea in medicina a Tel Aviv con indosso una maglietta con scritto “Stop Genocide” e dicendo che per lei non c’era altro modo di proclamare il giuramento di Ippocrate.

Ho visto Matteo Zuppi che ha letto, in una staffetta di non so quanti Uomini e Donne, i nomi di 12.211 palestinesi e 16 israeliani uccisi a partire dal 7 ottobre 2023. Tutti bambini.

Ho visto sacerdoti e suore che chiedevano,  imploravano, supplicavano aiuti e preghiere senza stancarsi di scrivere, alzare la voce, spingere perchè le coscienze di ogni uomo, potenti e non, siano smosse. Perchè tutti abbiamo almeno un potere: la libertà di scegliere da che parte stare.

Infine ho visto Giada che rannicchiata, sul divano di casa, ascoltava un discorso del cardinal Pizzaballa sulla situazione palestinese e piangeva.

Se tante cose continuerò a non capirle, almeno una l’ho compresa. Che Dio opera. E che i giudici sono la sua mano potente. Di una potenza che non è la forza bruta dei malvagi, ma la Grazia di chi agisce secondo giustizia.

Bastano loro a fermare la guerra? L’oppressione? Lo sterminio?
No. I giudici possono arrivare fino a un certo punto. Io non so di preciso qual è, ma certamente ha a che fare con il suscitare la necessità di un Bene che sia per tutti.

Però dopo i giudici, il Padre manda il Figlio.
Che, in una notte disperata, ha provato tutto il dolore di tutto il mondo di tutti i tempi. E questo probabilmente non vuol dire che cosi il male fa meno male, oggi. 
Ma, se uno per un solo istante prova a crederci, significa che Dio conosce esattamente la sofferenza di ciascun uomo qui sulla terra. E la vive con lui.

Sapere e sentire Dio nel dolore può fare la differenza. Per me è stato cosi. Può essere così per chiunque. Io ne sono sicura. Basta provare a dare ascolto ai giudici e lasciare spazio al Figlio.


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