Sei arrivato al momento giusto, quasi a dare il cambio a un uomo a cui tutta questa gente che vedi intorno a te deve una storia. Una storia che parla di pomeriggi in campagna, accompagnamenti a scuola, piste di atletica e campi da pallavolo, cioccolatini Lindt, frutta da raccogliere, costellazioni da guardare. La storia di un uomo che ha costruito una famiglia e ha saputo amarla in ogni suo componente. Ha fatto appena in tempo a sapere che stavi arrivando. Così ti ha conosciuto e ti ha amato. Nonno Augusto (per me, per la mamma e per zio Luca si chiama così) è diventato bisnonno grazie a te. La sua missione finiva mentre la tua iniziava.
Era un martedì quando sei nato. Esattamente otto mesi dopo che lui se ne è andato. La tua mamma stava in ospedale già dalla domenica. Aveva un pancione grosso grosso. Era tanto dolce con tutta quell’emozione e quella paura nascoste dietro un viso stanco ma felice. Io, il babbo e la nonna siamo rimasti un po’ con lei dopo averla accompagnata. Mentre le facevano un primo tracciato (è una cosa che si fa per vedere com’è la situazione lì nella pancia, dove stavi tu), noi aspettavamo in una stanzetta piena di quadri di bambini. Sapevamo solo come ti saresti chiamato e quanto erano forti i tuoi calcetti. Trascorrevamo il tempo così, provando un po’ ad immaginarti. Occhi, capelli, nasino, gambette.
Dopo una mezz’oretta, le ostetriche ci hanno detto che tu te ne stavi lì stavi buono e fermo. Nessuna contrazione. Non ne volevi sapere di venire fuori. Così il giorno dopo avrebbero iniziato a dare delle pilloline alla mamma per dirti “ehi tu, là dentro, il momento di uscire è arrivato”.
La mamma ci ha accompagnati fino all’ascensore e lì l’abbiamo abbracciata. Tu ancora non sai come funzionano gli abbracci, quindi te lo spiego. Sono fatti di due persone che mettono la loro testa, il loro corpo, il loro cuore vicini vicini, più vicini che possono. Diventano insieme contenitore e contenuto del mistero racchiuso nelle loro vite. Ogni abbraccio da cui ti lascerai avvolgere segnerà la fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro. E che siano cose belle o cose brutte, ce ne sono alcuni che porterai dentro per sempre. Perché quando due persone si abbracciano, lo fanno per dirsi “ti voglio bene” ed il Bene, quello profondo, diventa eterno.
A dire il vero, io la tua mamma non l’ho solo abbracciata. Le ho anche fatto un piccolo segno sulla fronte e sulla pancia, proprio dove c’eri tu. Assomigliava un po’ a quello che ti ha fatto stamattina don Gerri, quel signore vestito di verde, sulla fronte, sulle orecchie e sulle labbra usando quel buon olio profumato. Con quel gesto ti ha reso parte di una famiglia grandissima. Più grande di quella che hai conosciuto fino ad oggi. Si chiama Chiesa. È fatta di persone che scelgono di seguire Gesù. Questo Gesù è un signore che è morto tanti tanti anni fa, più di duemila. Però non è un signore come tutti gli altri. Lui è il Figlio di Dio, che è il Padre che ti ha desiderato, creato e che ti ama più di chiunque altro. Ed è Padre di tutti, pure mio, della mamma, del babbo, dei nonni, degli zii, dei bisnonni, di tutti. Tutti noi veniamo dal Suo Amore e nel Suo Amore ritorniamo. Pensa, il tuo bisnonno Sergio Augusto sta proprio lì adesso, a casa Sua.
Ma questo Padre non sta solo in Cielo. Lui è così potente e forte che può stare dappertutto. E indovina un po’? Oggi, attraverso il Battesimo che hai ricevuto, nel tuo cuore si è come creato un piccolo spazietto in cui Lui è venuto ad abitare. Ha messo le tende per non smontarle mai più. Per proteggerti, consigliarti, guidarti, risollevarti. Perché ti vuole felice, ma felice per davvero. E allora, ogni volta che avrai bisogno di Lui, sarà sufficiente invocarlo. Si fa chiamare Spirito Santo. Quando sarai nella paura, nel dolore, nella confusione, nell’incertezza, ti basterà dire Vieni Spirito Santo e Lui si metterà all’opera. Non sarà sempre facile comprenderne i modi e i tempi, anzi. Saranno più le volte che Gli dirai “oh, ma che fine hai fatto?!”, però Lui starà già lavorando per il tuo bene. Fidati. La vita insieme a Dio è una meraviglia.
Piano piano lo scoprirai. Io, insieme a mamma e babbo, ai nonni, agli altri zii di sangue e adottati, staremo sempre al tuo fianco. Per ora, prendila per buona così.
Un’altra cosa. Questo Dio, di cui lo Spirito Santo è un pezzettino, è uno che ci ama così come siamo. Me l’hanno ripetuto tantissime persone tante volte. Però ce ne è soltanto una che è riuscita a mostrarmi cosa significa questo fino in fondo. Sei tu. La prima volta che ti ho preso in braccio avevi poco meno di un’ora. Io ti guardavo e vedevo una creatura tanto piccola, fragile, eppure così meravigliosa. Ho sentito di amarti senza un perché. Senza desiderare che una virgola di te fosse diversa da come eri. Ecco, questo è l’amore di cui sei amato. E di certo non solo da me. No! Tutti qui ti amano senza misura. Anche dal cielo. Sono sicura che hai degli angeli custodi che meglio non ti poteva capitare. Ci sono da sempre, sono stati vicino a te e alla mamma già dalla sala parto. Ma questo te lo racconterà lei un giorno.
Quando sei nato, il tuo babbo era lì presente con te e la mamma. I nonni fuori. Poi siamo arrivati anche io e zio Luca. Si sta bene tra le sue braccia con tutti quei muscoli, vero? Ti sei fatto cullare da lui per tutto il tempo fino a che non è stato il momento di andare via (ci hanno cacciati eh!) e sei rimasto solo con la mamma e il babbo.
Nel pomeriggio, durante l’orario di visita hai iniziato a conoscere tutte le persone che anche oggi sono qui e che ci saranno sempre nei tuoi giorni importanti. Qualcuno, tipo zio Gianlu, magari ti è sembrato un po’ più scalmanato degli altri, ma era solo la gioia della festa. No, non è vero. Lui è proprio così, è fatto di entusiasmo. Ti divertirai.
Io e te ci siamo rivisti la sera. È stato un momento intimo, solo per noi tre, io, tu e la mamma. Eri minuscolo in quella culletta. Dolcissimo. Dormivi beato. La mamma mi ha confidato che per lei era come se ci fossi sempre stato. Eri un pensiero, un desiderio, ma eri tu. Prima come parte della sua mente, poi della sua carne e adesso e per sempre del suo cuore. Ma sempre tu. Anche se il tuo nome non era ancora stato scelto, le tue ossa non si erano ancora formate nel suo grembo, tu già c’eri.
Verso mezzanotte lei si è addormentata. Era tanto stanca. Io vi ho guardati dormire e poi ti ho preso un po’ in braccio quando ti sei svegliato. Eri tutto bagnato e ti ho cambiato la tutina. Via quella gialla e ti ho vestito di celeste. Poi mi sono seduta ai piedi del letto della mamma con te in braccio e ci siamo guardati. Hai il suo stesso taglio d’occhi che si assottiglia via via verso l’esterno come la cresta delle onde del mare dove non c’è schiuma. Ti sei riaddormentato, per risvegliarti quando avevi fame. La mamma ti ha attaccato al seno e hai cominciato a ciucciare prima di riaddormentarti.
Ancora un giorno in ospedale, poi il babbo è venuto a prenderti e siete andati a casa. La tua nuova vita, quella fatta della tua stanza, della tua culla, della tua mamma e del tuo babbo che si alternano per tenerti in braccio, è ufficialmente iniziata. Che ci devi fare tu di questa vita mi chiedi? Nulla, solo vivertela. Per ora, hai solo tante coccole da ricevere. Più in là (ma ci vuole un bel po’, quindi puoi stai tranquillo per ora), ti toccherà scoprire qual è la tua missione in questo mondo e realizzarla. Non sarà facile, ma sarà bello. Sarà l’unico modo per essere felice, che è tutto ciò che ti auguro. Ti lascio un piccolo aiuto. È la Parola che Dio ha scelto per te oggi, per questo giorno. Quando Dio ti chiama per nome come oggi, è proprio importante quello che ti deve dire. Meglio non perderselo.
Ti voglio bene, Sergio, figlio (e nipote), amato e prediletto.
Tua zia Dada

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