A volte, anzi, quasi sempre, le cose più belle arrivano quando meno te l’aspetti. Come la mail che mi ha inviato ieri Stefano. Gli avevo scritto a inizio dicembre per dirgli che avevo trovato il tesoro: la tomba di sua moglie Simonetta. Lei era una bravissima fumettista e si faceva chiamare UPI, Una Persona Intorno. È questo il titolo del libro in cui Stefano racconta la sua storia, che è la storia di una donna che ha imparato a morire e rinascere tante volte, lasciando che Dio facesse di lei, ogni volta, una cosa nuova. L’ultima, attraverso la malattia, per la vita eterna. La storia di Simo è la storia di una donna che ha sofferto perché non riusciva ad amare sino in fondo la persona che aveva accanto, quando aveva ventott’anni. Ed è la storia di una donna che ha sofferto, un bel po’ di tempo dopo, quando lei di anni ne aveva trentotto, perché la persona che aveva accanto non la stava amando sino in fondo.
L’amore…verrebbe da dire che è sempre colpa sua quando stiamo male. E invece, è solo che l’Amore vuole portarci a guardare le stelle in cima a una montagna o sulla spiaggia in una notte d’estate. Vuole che ci lasciamo accarezzare da una brezza leggera mentre respiriamo l’infinito. Invece noi continuiamo a restare seduti su un muretto di cemento tra i rifiuti della città, a fissarci i piedi infilati in delle scarpe consumate. Le guardiamo, con lo sguardo basso, e pensiamo che dopotutto ci stiano ancora bene, ma solo perché, in fondo, a quelle scarpe siamo affezionati tanta è la strada che ci abbiamo fatto insieme.
L’ Amore che sa di Cielo, alla fine, Simonetta è riuscita a viverlo con Stefano, dopo un cammino tutt’altro che lineare.
La storia di UPI è stata il mio coraggio in un periodo di prova della mia vita. La storia di UPI è stata il trampolino di lancio da cui Davide ha deciso di tuffarsi nella sua vita.
Abbiamo scoperto questa conoscenza in comune tra i km percorsi lungo il cammino di San Benedetto lo scorso agosto. Lui stava parlando con don Alex e don Alex a un certo punto l’ha mandato a parlare con me. Ascoltandolo, ho capito che Dio nel suo cuore non solo era riuscito a farsi spazio, ma la sera in cui aveva ascoltato la testimonianza di Stefano l’aveva proprio portato a desiderare un amore bello. Ma bello sul serio. Un amore che merita l’attesa, fatto di un ragazzo e una ragazza che si amano in modo limpido, autentico, profondo. Al termine di quella chiacchierata mattutina, vendo compreso quanto quella storia l’avesse segnato, gli ho proposto di andare insieme, un giorno, a trovare Simonetta. Dopo quella condivisione, ho sentito che dovevo prendermi cura di lui come di un fratello più piccolo, custodirlo, aiutarlo a non perdersi quando le fatiche si faranno troppo ingombranti e la via più facile più allettante. E Simonetta probabilmente in qualche modo mi darà una mano.
Siamo andati al Flaminio un Lunedi di inizio dicembre. Ho utilizzato l’ultimo giorno di ferie che mi era rimasto, mentre il cervello mi suggeriva che la gente normale di solito usa le ferie per andare in vacanza, mentre io le stavo usando per andare al cimitero. Ma ho pensato anche che questo momento facesse parte del pacchetto “sia fatta la tua volontà” e quindi non sarebbe che potuta essere una giornata meravigliosa.
Nonostante Stefano mi avesse mandato, in un’altra occasione in cui c’eravamo sentiti, le coordinate GPS di dove si trova Simonetta, ci siamo persi diverse volte. Alla fine, siamo arrivati al blocco indicato, ma di Simo nessuna traccia. Ci siamo letti i nomi di tutti i defunti di tutti gli altri blocchi. Niente. Eppure, doveva essere lì da qualche parte. Ci dividiamo continuando le ricerche.
A un certo punto, oltre a non trovare Simonetta, non trovo più nemmeno Davide. “Mi sa che ora ho perso anche te”. Appena premo invio, senza neanche muovere un passo, giro lo sguardo leggermente a sinistra e riconosco la matita di UPI. Tante pianticelle e fiorellini, il suo volto luminoso, il disegno di loro due – versione sposi-, e la scritta “Ecco, io faccio nuove tutte le cose (Ap, 5a)”.
Restiamo lì a pregare per tutto, per tutti. Nel silenzio personale prima e poi nella condivisione comunitaria che si realizza quando bastano due o tre riuniti nel Suo nome.
Quando torno a casa, scrivo a Stefano per dirgli che ce l’ho fatta, che ho trovato il tesoro seguendo la mappa che mi aveva disegnato più di un anno prima. Gli ho parlato di Davide e di quanto le sue parole, tre o quattro anni fa nella chiesa di San Filippo Neri, siano state per lui un faro di luce.
Ieri Stefano ha risposto alla mia mail. E io, forse dopo tanto tempo, mi sono di nuovo lasciata stupire dalle meraviglie che Dio compie con ognuno di noi. Non c’è persona che non abbia da giocare la sua parte per aiutarLo a portare un po’ Regno dei Cieli già qui sulla Terra. Perché puoi restare tutto il tempo che vuoi sul muretto a guardarti le scarpe, ma se poi arriva qualcuno che ti prende e ti porta a guardare le stelle, non è forse almeno un po’ meglio?
Il sito con tutte le informazioni su Simonetta si trova qui: https://libridiupi.wixsite.com/libridiupi
Di sotto condivido il testo della mail, perché la Bellezza che mi ha toccato, mi ha preso e mi ha attraversato leggendola possa raggiungere anche altri.
“Ciao Daniela,
mi dispiace risponderti così tardi ma è un periodo molto frenetico e la tua lettera merita una risposta di più di due righe.
Non sai quanto mi abbia fatto bene la tua email. Tu pensa che una settimana prima di riceverla io avevo già in programma una testimonianza in una parrocchia, da farsi la settimana dopo. E mi dicevo “ma chissà se poi servono davvero queste cose, alla fine vado lì, racconto, ma qualcosa resterà alle persone che ascoltano?”. Mi sono anche detto “bah, ormai ho preso l’impegno, magari questa sarà l’ultima volta”. Perché ricevo tantissime email di ringraziamento dalle persone che leggono il libro, e da quel punto di vista sono certo che il Signore vuole che io continui a stampare e spedire libri… ma le testimonianze? Ero lì a chiedermi se servono davvero. Insomma c’era qualcuno (con le corna) che ha provato a sconfortarmi un po’. E poi, in risposta, ecco che arriva la tua email che mi incoraggia tantissimo, e mi accende una luce nuova! Un ragazzo che ANNI FA ha ascoltato, e adesso è lì davanti alla tomba di Simonetta, e ha deciso di prendere seriamente la propria vita… che meraviglia! Sembra veramente che il Signore, per mezzo vostro, mi abbia detto “Ma che aspetti? Vai, vai a testimoniare, pelandrone!”.
E poi, indovina qual era la parrocchia dove sono andato, proprio venerdì scorso, a testimoniare? Giò, proprio a San Filippo Neri, la stessa parrocchia dove Davide ascoltò la testimonianza! Non può essere una coincidenza! La testimonianza è andata molto bene, ho visto ragazzi e ragazze che ascoltavano davvero, e che dire, magari per alcuni sarà stata solo una serata un po’ diversa, ma ho pensato “Anche se ci fosse un solo “Davide” fra questi ragazzi, ne vale la pena!”. Insomma, alla fine non mi volevano più mandar via, avremmo dovuto finire alle 20,30 ma la cosa si è protratta per un’ora in più. Poi ho raccontato a don Massimo di voi, e lui ha visto la foto, ha riconosciuto Davide… insomma, quanta bellezza!
Quindi stasera sono qui a ringraziare te e Davide, perché siamo tutti in cordata, tutti compagni di viaggio verso la stessa meta, e stavolta in questo pezzo di strada sono stato io ad aver bisogno di voi, e voi mi avete aiutato. GRAZIE!
Un abbraccio e tanti auguri di Natale!
Stefano

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