Cose belle

La prima volta in cui sono nata

Episodio 0.

C’èra clima di festa a casa Girardi. Tutta la famiglia era stata convocata per festeggiare il novantanovesimo anno di vita di nonno Ciccio. Figli e figlie, nipoti, mogli e mariti dei figli e dei nipoti: ad animare quel grande salotto in corso Cavour 66 dovevano essere almeno in quaranta persone. Si sentiva il vociare dei primi parenti arrivati, intenti a raccontarsi la “vita nel frattempo”, quello spazio fatto dei momenti trascorsi dall’ultima volta che si erano visti. In cucina, nonna Maria si era data da fare come sempre, preparando prelibatezze di ogni tipo: pettole, panzerotti, focacce, peperoni in agrodolce, carciofini sott’olio, sartù di riso. E ovviamente non potevano mancare le sue tipiche, speciali, squisite melanzane alla parmigiana. Aveva cominciato a preparare dal giorno prima, com’è tipico delle donne del Sud, impastando e friggendo, perché in città come Bari, si sa, cucinare uguale friggere. Un pentolone pieno d’olio sfrigolava sul fuoco alto, mentre la zia, fedele aiutante, estraeva il quarto panzerotto col mestolo bucherellato e lo faceva sgocciolare prima di posarlo insieme agli altri nel piatto ricoperto di carta assorbente. Il sesto, il settimo e l’ottavo, ripieni di un bel pugnetto di pomodoro e mozzarella, intanto prendevano il loro colorito dorato nel pentolone. Poi c’erano anche tutti i dolci: la crostata, la cassata siciliana, la pastiera.

Il tavolo del salone era stato apparecchiato con una tovaglia tutta ricamata all’uncinetto proprio dalla nonna durante i giorni della sua gioventù per venire poi adornato con il servizio di piatti e bicchieri che si usa per le grandi occasioni, quello buono. Ogni compleanno, alla fine, è una grande occasione, come lo è, a pensarci bene, ogni giorno.  Una grande occasione per ringraziare di essere al mondo. Per festeggiare che la vita in certi momenti sa essere proprio bella. Come quelli in cui le persone che ti vogliono bene sono tutte lì per te.

Tuttavia, non fu soltanto il caro nonno Ciccio a scegliere come data per venire alla luce il 13 Ottobre, ma anche la piccola Daniela, che aveva deciso di rubare la scena al suo futuro bisnonno e nascere proprio nel suo stesso giorno, novantanove anni dopo.

Gli sposini Francesco e Carmela stavano cercando parcheggio per recarsi al grande evento. Come tutti gli altri invitati, anche loro attendevano sempre i pranzi della nonna pregustando già in anticipo tutte le goloserie che avrebbero assaggiato. “Speriamo che anche questa volta abbia fatto il budino” aveva esclamato Carmela entrando in macchina. Ma una quindicina di minuti dopo, cominciò a sentire una strana sensazione di bagnato tra le gambe. “Francesco, mi sa che mi si sono rotte la acque”. “Oh no. Proprio adesso?!”.

Sei ore dopo, Daniela emise il suo primo strillo nella sala parto di Villa Bianca. Era un piccolo batuffoletto di 3,6 kg, lungo 48cm e con il viso viola per lo sforzo che le ci era voluto per nascere. Gli occhi piccolissimi sembravano due linee dipinte di nero sul volto e diventavano ancora più minuscoli mentre li strizzava nella cosa più naturale che poteva fare appena nata: piangere. Aveva scoperto che le lacrime e le urla sono il segno con cui dire al mondo che esistiamo.


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