Generare il bene

Bambine innocenti dei campi Rom

Un, due, tre….STELLAAAA!
Mi giro e vi guardo, immobili, con quel visino smorfioso ma dolcissimo, gli occhi grandi e  pieni di voglia di giocare, scherzare, divertirsi, i bellissimi capelli neri legati in un coda che scende giù lungo tutta la schiena, il sorriso di chi nei suoi sette anni non deve indossare maschere ed è libero di essere felice veramente…Gloria e Chanel comè è facile volervi bene.
“Ehi tu, ti ho vista, ti sei mossa, vai indietro!” – esclamo e subito Chanel torna alla sua posizione di partenza. Passa così il pomeriggio, mentre a turno vi tengo un po’ in braccio, un po’ a cavalluccio sulla schiena e gli altri bimbi scorazzano per il cortile.
Andiamo sullo scivolo (dove rigorosamente salite al contrario), poi nella casetta per far finta di nasconderci, girogirotondo tutti giù per terra e ancora corriamo per quello spazio enorme che un tempo doveva essere stato lo spazio ricreativo di una scuola. Guardiamo il cielo, tocchiamo le foglie degli alberi mentre mi siete sulle spalle, vi lanciate a testa in giù restando con le gambe aggrappate ai miei fianchi, per poi tornare su a suon di risate, soddisfatte di aver visto per qualche istante il mondo capovolto. Un’altra volta e poi una ancora, e ancora, ancora. Inarrestabili e piene di vita come solo i bambini sanno essere.

Andiamo di là, poi di qua, tanto non mi prendi, oh no mi hai raggiunto, adesso tocca a te, dai corri, fermati aspetta…guarda un po’ chi c’è lì…
Una piccola grotta custodisce una statua di Maria, tutta bella, tutta bianca, tutta pura.
“Andiamo a dare un bacetto a Maria?”
Si precipitano. Un piccolissimo ponticello di pietre ci separa dalla grotta.
“Posso andare più vicino?” – mi fa Gloria.
“Ma certo”. Vado anche io con loro.
“Lei è la nostra mamma. Tua, tua e mia”.
“Mamma?”
“Si”
Cominciano ad accarezzarla, abbracciarla, riempirla di baci. La osservano attentamente e quasi si preoccupano:
“Ma sta piangendo?” mi chiedono notando lo sguardo rivolto verso il basso.
“Bah no, non mi sembra almeno” rispondo prestando più attenzione a quello sguardo dolcissimo, rivolto verso il basso, che in effetti esprime compassione.
Mettono le loro manine giunte e cominciano a recitare “Ave Maria Pia”. Mi fanno ridere, ma questo cambio nome mi sembra una licenza poetica più che azzeccata. Se non è pia lei, chi lo è?
Restano lì per qualche minuto a coccolarla ancora mentre io imbambolata contemplo l’infinita tenerezza delle bimbe con la Madre.

Fanno per tornare verso di me, che nel frattempo sono di nuovo sull’asfalto, ma una delle due si ferma a metà del ponticello.
“Posso dare un altro bacio?”
“Vai” – sorrido.
Dalle cose belle è sempre difficile separarsi. Dei gesti d’amore non ci si stanchiamo mai, vorremmo sempre trasformare l’ultimo in penultimo e così via…all’infinito, fermando il tempo.
L’altra è invece sulla mia schiena, pronta per andare a fare la doccia.
“Dai, Chanel, andiamo a scopare!”.
Questa esclamazione mi catapulta nella realtà dei fatti. Chanel e Gloria non sono due bambine di sette anni come tante, ma sono due bambine di sette anni che vivono in un campo rom.

Cosa hanno visto i vostri occhi bambine mie? Cosa i vostri orecchi hanno sentito? Che fine ha fatto la vostra innocenza di bambine? Quali ragazze, giovani, donne diventerete?
È davvero già scritto il vostro destino?

Andiamo a fare la doccia e vi faccio giocare un po’ con l’acqua.
Avere una sorella o una cugina è come avere un complice con cui crescere.
Anche io e Stefania facevamo il bagno insieme quando eravamo piccole. La mamma ci metteva nella vasca e diventava anche quello un momento di gioco. Poi il babbo ci tirava fuori e ci avvolgeva nell’accappatoio. Noi dicevamo “brrr brrr” e lui velocemente ci asciugava tutti i pezzi del corpo.

Faccio lo stesso con voi, prima una e poi l’altra. Vi vestite con dei bellissimi abitini che ha procurato suor Costanza e andiamo a mangiare i nuggets e le patatine che Irma e Antonio hanno preparato per voi e per tutti.

Montiamo sul furgone e Marco vi riporta a casa. Chissà lì come vivete e che giochi fate. Probabilmente non gli stessi miei e di Stefania. Di una cosa però sono certa ed è l’unica risposta che posso darmi: Maria, la Mamma nostra, non smetterà neanche un solo istante di guardarvi.


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