Come ogni mattina, Gloria quel giorno aveva preso la metro per andare a scuola. Stavolta però era stata fortunata ed aveva trovato un posticino per sedersi. Cuffie grandi alle orecchie e la musica a palla a farle compagnia in quel vagone pieno di studenti e di lavoratori più o meno felici di cominciare una nuova giornata. Già dalla fermata successiva alla sua, la metro cominciava a riempirsi ed ogni nuovo essere umano che saliva cercava il suo spazietto dove sperare di non finire schiacciato come una sardina. Quando, come Gloria, trovi posto nella metro A di Roma ti senti fortunato. Se poi lo trovi quando è mattina presto allora pensi che gli astri sono dalla tua parte e puoi ben sperare che quella giornata riservi belle sorprese. Poi però capita che sale qualcuno che può aver bisogno di quel posto più di te. E tu te ne devi accorgere, c’è poco da fare. Quella mattina, alla fermata Giulio Agricola è salita una signora che si è diretta dritta dritta verso il centro del vagone, dove è posto un palo di acciaio che permette alla gente di reggersi per evitare di cadere ad ogni frenata. Anziché tenersi con la mano come tutti, la signora si è quasi lasciata cadere a terra, mettendosi seduta, gambe piegate, gomito poggiato sulla coscia a creare col braccio un sostegno per la testa, che tendeva a piegarsi come se fosse troppo pesante per reggersi da sola sulle spalle. Sembrava che non avesse più forze per reggersi in piedi, stremata da chissà cosa aveva dovuto affrontare la notte appena trascorsa. Se i volti potessero parlassero, senza dubbio il suo avrebbe urlato un disperato “non ce la faccio piu”, ma doveva resistere ancora un po’, finché non fosse arrivata a destinazione nel suo posto sicuro. Nel frattempo, era noncurante di tutto ciò che la circondava, degli sguardi incuriositi o preoccupati di chi saliva. Il mondo sarebbe potuto crollare, ma lei non si sarebbe spostata perché il suo, di mondo, era già fatto a pezzi.
Gloria è l’unica di tutti i ragazzi seduti a cui, vedendo quella scena, si è mosso qualcosa dentro. Ognuno è rimasto a fare esattamente ciò che stava facendo: rileggere le ultime pagine temendo l’interrogazione, sentire la musica e scrollare il telefono, chiacchierare. Della signora è come se non si fosse accorto nessuno, come se fosse tutto normale. Solo una ragazza, una di quelle che si stava tenendo al palo dove la signora si è lanciata, si è piegata per chiederle qualcosa. Gloria lo nota. Lei e la ragazza si guardano. Da quel momento, per Gloria inizia uno strano, fastidioso, combattimento che l’avrebbe fatta crescere. Infatti, una vocina dentro piano piano comincia a dirle: “Che aspetti ad alzarti? Dai il posto alla signora”. Gloria ci pensa un attimo, alza lo sguardo, ma poi lo riabbassa.. “No, dai, ma forse sta bene anche così, ormai si è sistemata.” “Dai, falla sedere”. “Si, forse…”. “Sii brava, ce la puoi fare, non fa niente che sei timida, alzati e vedrai, è facile”. Gloria continua a guardare a terra cercando di ignorare quella voce, ma è piu forte di lei. Guarda a terra la punta dei suoi piedi, poi la signora, piedi, signora, piedi, signora. La donna non si è mossa. Sul viso i segni di chi è veramente troppo stanco per reagire a qualsiasi cosa. La vocina continua:”Dai, dai, dai” . E così pare che le dicano anche gli occhi di quella ragazza che ogni tanto cercano i suoi. Ci vogliono altre due fermate metro che finalmente Gloria raccoglie la dose di coraggio necessaria, si alza all’improvviso e si avvicina alla donna:”Vuole sedersi?”. Senza neanche doverci pensare, come se non stesse sperando altro, la signora raccoglie fulminea tutte le energie rimaste e si precipita sulla sediolina dove fino a due secondi prima era seduta Gloria. Si abbandona ancora alla stanchezza, ma questa volta più discretamente e lontana dalla mercè degli sguardi delle gente.
Gloria adesso si tiene al palo, e continua ad ascoltare la sua musica con quelle cuffie grandi e a guardare in basso, tant’è che neanche riesce a sentire chi, accanto a lei, le dice “Grazie” per quello che ha fatto. Poco importa, perché c’è un altro “Grazie” che le risuona dentro. È quello del suo cuore che ha potuto amare. Per così poco? Si, per così poco, Gloria.
Cos’è infatti amare, se non privarsi di qualcosa che si ha per darlo a un altro?
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