Caro fratello ladro,
se stai leggendo questa lettera è perche sei entrato in questa casa, che non è casa nè tua nè mia, ma di una grande donna che ha voluto accogliermi.
Cosa ti ha portato qui?
Che cosa cerchi?
Perché vuoi ciò che non ti appartiene?
Ti dico subito che gioielli non ne abbiamo. Quei bracciali e quegli orecchini che avevamo, che ci avevano regalato per ricordare momenti belli e occasioni speciali, se li sono già presi altri fratelli ladri che sono stati qui più o meno un mese fa.
Se proprio vuoi, ci sono rimasti i rosari.
Vedi li, in salone, sul mobile vicino la porta, dove c’è quel libro grosso grosso aperto, insieme a quella candela un po’ consumata per via di tutte le volte che mi sono messa a pregare e a chiedere a Dio quale fosse la Sua volontà su di me o di aiutare quell’amica, consolare quell’altra, dare forza a quell’altro ancora.
Tu hai mai chiesto qualcosa a Dio? Ci sarà qualcuno che ha mai pregato per te?
Chissà se c’è stato almeno un momento nella tua vita in cui qualcuno si è preso cura di te, in cui hai sentito che ti voleva bene sul serio.
Magari sei qui proprio perché speri di raccimolare qualcosa per poter andare avanti, per comprare da mangiare a te e alla tua famiglia. O magari sei qui perchè ti sei stufato di trovare porte chiuse davanti a te e hai pensato di aprirle comunque, scassinandole. Devi dimostrare che sei forte e che in un modo o nell’altro ce la fai. Anche se il modo che scegli è intrufolarsi in casa di altri, rubare la loro riservatezza, entrare nella loro intimità. Ma questo è solo un tentativo di essere duri, senza essere davvero forti.
Si è forti davvero solo quando si chiede aiuto, o quando si disobbedisce ai pensieri maligni, quando ci si procura ciò che serve con dignità. L’altro va rispettato, sempre.
E tu in questo momento, mi dispiace, ma stai toppando alla grande.
Ti vorrei chiedere un sacco di cose, tipo: quanti anni hai? Dove vorresti stare invece di essere qui a commettere un reato? Come ci si sente, poi? Immagino l’adrenalina e la soddisfazione per avercela fatta ad uscire prima dell’arrivo dei carabinieri, ma dopo? Quando ti bussa dentro la domanda su che uomo sei, che ti rispondi?
Secondo me almeno un po’ male ci stai. Dopo forse metti a tacere la tua coscienza e ti passa, ma al furto successivo quella vocina ritorna. Che uomo sei? E poi ancora e ancora. E’ sempre peggio, sempre più incessante, non ti molla più il pensiero di stare nel posto sbagliato. Sai, il male è seducente e ci attrae, ma le prime vittime quando lo commettiamo siamo sempre noi stessi.
Temo di non poter fare niente per te, visto che non ci conosciamo. Se hai fame, però, ci sono dei biscotti sul tavolo, prendili. Il frigo è semi vuoto, ma se c’è qualcosa che ti piace, prendila. Sul divano c’è un plaid. Se dormi per strada e non c’è nessuna associazione che porta le coperte dalle tue parti, prendilo.
Il rosario l’hai visto? Prendi anche quello, non si sa mai. Me l’ha portato un’amica dalla Terra Santa, ha fatto un bel viaggetto lungo. Ogni tanto stringilo se vuoi. Non succederà nulla, almeno apparentemente, ma ti ricorderà di questo nostro <<quasi incontro>> e ti dirà che sei un uomo buono. Perché io lo so che tu sei un uomo che desidera essere buono, costretto da chissà quali situazioni della vita a fare cose cattive.
Lascia tutto il resto come sta, per favore, (già sono un po’ disordinata di mio 😊) che la serranda l’hai già rotta per entrare e torna lì dove, adesso, è il tuo posto. Ti prometto che non ti vorrò del male e che non ti prenderò a parolacce (ma questo è facile, perché già non le dico altrimenti Stefania si arrabbia). Soprattutto, ti auguro di ritrovare ciò che probabilmente a te per primo è stato portato via, quel po’ di calore che ti fa sapere di non essere solo e che serve per stare dalla parte giusta.
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