Ormai è da un po’ che io e miei colleghi abbiamo il nostro posto preferito dove andare a pranzo quando siamo in ufficio. Si chiama “la Bezzicheria”, ma per noi è diventato “da Bezzi”. È una tavola calda, piccola ma accogliente, in cui puoi comporre il tuo “tris” scegliendo tra diversi primi, secondi e contorni.
Qualche Venerdì fa, c’eravamo solo io e Ema.
Entriamo e ordiniamo: caserecce alla norma, insalata di pollo e pomodori lui. Io invece prendo solo le polpettine al limone. Meglio restare leggeri.
Ci mettiamo ai tavolini di fuori. È una delle prime giornate autunnali, che fanno da coda all’estate, in cui è ancora piacevole sedersi sotto il capannone all’esterno del locale per godersi la luce del sole, accompagnato da un venticello fresco e leggero. Cominciamo a mangiare e chiacchierare del più e del meno, cercando di lasciare indietro quel clima sempre più insofferente che si respira in stanza.
Non c’è tanta gente. Forse molti hanno preferito rimanere a lavorare da casa a causa dello sciopero dei mezzi. Meglio così, si sta più tranquilli del solito.
Ho sempre pensato che Emanuele fosse un ragazzo gentile e disponibile, il che mi ha sempre messo a mio agio per poter parlare con lui di qualsiasi tema, mostrandomi per quella che sono senza indossare strane e inutili maschere.
Per questo, quando durante quella pausa pranzo si è avvicinato un ragazzo di colore che tentava di venderci i fazzoletti per raccimolare qualche moneta, anziché dire “No, grazie”, mi sono messa a parlare un po’ con lui. Gli ho chiesto se volesse qualcosa da mangiare e ci ha detto di sì. Ema subito si è alzato per accompagnarlo nel locale (ve l’ho detto che è un ragazzo sensibile e gentile!), ma gli ho fatto segno che ci sarei andata io. Entriamo da Bezzi e lui sceglie le mezze maniche all’amatriciana. Giuseppe, il proprietario, un signore dagli occhi buoni e dal sorriso dolce, abbonda nel preparare la porzione che mette in una vaschetta da asporto. Gliela porge, il ragazzo mi ringrazia e va via mentre io mi avvicino alla cassa.
“Ti pago la pasta del ragazzo” – dico a Giuseppe.
“No, no, non ti preoccupare, non mi devi niente” – ribatte.
Rimango per un attimo in silenzio, felicemente stupita da questo atto di generosità e capisco che Giuseppe non ha solo gli occhi buoni, ma anche il cuore.
Quanto Bene si può fare quando si uniscono le forze? Tanto, più di quello che possiamo immaginare o che potremmo fare da soli.
Anche quando ci diamo da fare per cercare di essere portatori di quel Bene, ecco che ci ritroviamo inaspettatamente ad esserne destinatari.
A volte è sufficiente veramente poco, basta cominciare a scrivere la storia, restare a guardare come va a finire e lasciarsi stupire.
Ci possono essere ruoli e personaggi a cui non avevamo pensato che fanno la differenza.
Come l’albergatore del buon samaritano di cui oggi narra la Parola, che magari non si è fatto rendere più nulla per la cura che ha prestato a quell’uomo picchiato dai briganti.
Quell’albergatore di cui non conosciamo niente per me, oggi, si chiama Giuseppe e lavora alla Bezzicheria in via Messina 21 a Roma.
<<Chi è il mio prossimo?>>
È la domanda della Parola di oggi.
<<Di chi ti fai prossimo?>>
È la risposta della Parola di oggi. Insieme al fatto che il mondo non si cambia con le grandi gesta di pochi, ma con i piccoli gesti di tanti.


Scopri di più da Scintille di Lucis
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.