via Lucis 2023

…e Luce sia!

Cara Maria,
mi sa proprio che a te non ho mai scritto una lettera. Ora però sento dentro la voglia di farlo, di scrivere proprio a te, perché credo che tu mi possa capire meglio di chiunque altro.
Sono sul treno di ritorno da questa via Lucis 2023. Ho incontrato centinaia di persone. Vorrei imprimerle tutte nella mia memoria, ma so che sarebbe uno sforzo inutile.
Durante un’omelia, fra Cristian ci ha chiesto di pensare a come dipingeremmo le pareti di una chiesa “bella”, una chiesa che possa mostrare quanto Amore continuamente riceviamo e siamo chiamati a donare.

L’ho immaginata cosi: ci sarebbero suor Claudia Luce e Maria Felice, clarisse esterne e sorelle gemelle che ti accolgono con uno dei sorrisi piu luminosi che tu abbia mai visto nel loro monastero, mostrandosi accoglienti e premurose, disponibili ad ascoltarti e a custodirti nella preghiera. Poi ci sarebbe don Gabriele; alla guida di un’auto, che si mette a disposizione nel suo tempo “di riposo” per accompagnarti e venirti a prendere in qualsiasi punto di Roma, soprattutto quando i mezzi non ti sono d’aiuto; don Marco, nel parco giochi che ha fatto costruire nel villaggio Caritas di cui è responsabile perchè i bambini delle famiglie accolte possano fare i bambini divertendosi insieme in un ambiente pensato per loro; suor Loriana, che appena vede un giovane entrare in chiesa, fa uno scatto da ovunque si trovi e va a dargli il benvenuto insieme e un biglietto con una Parola;  tutti i volontari che ogni giorno cercano di assicurare almeno un pasto a migliaia di persone povere.

Ho ascoltato le storie  di tanti giovani della mia età, che da un momento all’altro della loro vita hanno dovuto fare i conti con delle malattie che hanno vinto sui loro corpi terreni, ma non sulla loro anima, che soprattutto nei loro ultimi giorni splendeva di luce più che mai.

Ho visto i volti lieti dei loro familiari e amici, che hanno dovuto lottare con il dolore della perdita e continuano a lottare con il vuoto della mancanza, sapendo però di non essere soli. La forza dell’amore di Paola e Pasquale che li unisce alla loro Gilda, lo splendore dell’amicizia di Andrea e don Fabrizio con FIlippo che si vorranno bene “per sempre”, di don Marco con Giampiero, di Silvia con Margherita e tanti, tantissimi altri.

E poi c’è Lucia e il suo legame straordinario con Rossella, il suo modo di vivere travolgente e speciale. Ma di lei ti ho già parlato qualche articolo più indietro 🙂

Nelle parole di ognuno dei testimoni, c’era Verità. C’era intimità. C’era l’odore del balsamo sulle ferite impresse su chi è stato un tempo infinito in ospedale, Sperando, Amando, Vivendo.

Ho vissuto con naturalezza e quasi con piacere l’incontro con alcuni poveri con cui abbiamo chiacchierato amichevolmente.
Tra di loro mi piace ricordare Ivan, che chiedeva l’elemosina seduto sotto i portici a Bologna. Aveva una scatola per raccogliere le monetine con dentro scritto:”Ho bisogno di aiuto per vivere. Grazie di <3″.
“Che bel cuore, chi l’ha disegnato?” gli ho chiesto trovando in questa domanda un aggancio per iniziare a parlare con lui. 
“Gesù” ha risposto. Mi ha spiazzata e sono rimasta per un attimo zitta. “Si, ma Gesù ha utilizzato la tua mano”.
Da lì poi è nata una bella conversazione.

Ho sentito la rabbia e l’ingiustizia quando mi hanno chiesto aiuto, ho fatto il massimo per cercare una soluzione, ma ne ho trovata una solo parziale.

Ho vissuto la Bellezza dell’annuncio, quando, nel caos della stazione o nel silenzio della chiesa, ho avuto l’opportunità di spiegare chi fossimo e cosa facessimo,  trovavandomi di fronte a diverse persone che erano lì per ascoltare cosa avessimo da dire.

Ho cercato di essere un po’ come te, Maria, sempre un passo indietro, osservando attenta quello che accadeva e intervenendo quando ce ne era bisogno o quando mi veniva chiesto.

È la consegna che mi è stata data il primo giorno della prima via Lucis, due anni fa: sii come Maria che va da Elisabetta. Maria che porta il dono. È il pancione la prima cosa che si vede, è Gesù. Ci ho provato. Spero di esserci riuscita, almeno qualche volta.

Il momento più bello di tutti?

Ieri sera, a Torino durante l’ultima tappa, sono rimasta sull’uscio della porta della chiesa a godermi per qualche minuto tutto “dall’esterno”.
Di fronte a me c’era Giando che con il microfono in mano raccontava ciò che avevamo appena vissuto in stazione e di quello che avremmo vissuto di lì a poco in ascolto e in adorazione…tra di noi i banchi pieni di gente.

Lì in piedi, in fondo, io guardavo lui e sentivo di amarlo, guardavo tutte quelle persone e mi rendevo conto che questa è proprio una missione grande. Tutto ha trovato senso e compimento in quell’istante. Tutto il discernimento per scegliere se esserci anche quest’anno o meno. Tutte le fatiche e le discussioni, da quelle piu stupide a quelle un po’ piu serie, il tempo dedicato a telefonare a chi si è incuriosito, le difficoltà nella ricerca dei testimoni, la gioia nel sapere che si sarebbero fatti anche più di un’ora di viaggio per esserci nonostante i numeri attesi fossero piccoli….tutto quanto.

Sono immensamente grata a Dio, che mi ha portato i miei passi qui, a te, Maria che sempre mi proteggi e sei pronta ad accogliermi a braccia aperte per ogni mia paturnia, a Giando, con cui salirei su infiniti treni, a Sabri, fra Cristian e tutti gli amici che hanno condiviso con noi il cammino, ai fratelli che in ogni tappa ci hanno raggiunto, portando in quasi tutte le città un pezzo di Odos, a chi ha pregato per noi e per questo cammino, a chi opera per il Bene, ai poveri, << perchè sono importanti>> e sono << il tesoro della Chiesa>>.


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