Racconti di viaggio

Imprenditori di Bene

III tappa

Brindisi è stata la città di un piccolo passo possibile.
Giando infatti ha firmato il contratto con una società di sviluppo web e mobile, Gaw, che permetterà di andare avanti con Tucum, il progetto di economia sospesa, all’interno del quale è nata la via Lucis.
È un nuovo inizio luminoso dopo mesi di incertezza su chi e come avrebbe potuto curare la parte più tecnica di questo sogno che, grazie all’aiuto di tanti, sta divenendo una bellissima realtà.

Le firme di Giando e di Stefano ( il responsabile di Gaw) hanno i tratti di chi crede veramente e sino in fondo in quello che fa, di come si può essere davvero imprenditori del Bene.

Ripenso a quando, una volta, un uomo che ha raggiunto grossi risultati manageriali mi ha detto:

<<Per essere imprenditori di successo, per raggiungere obiettivi importanti, dovete staccare il filo che collega testa- cuore e connettere invece il filo testa-p*lle >>

Non è vero.

Eppure sono in troppi a credere a questa bugia che la felicità dipende da quanti soldi hai nel conto corrente.

Sarei potuta essere ovunque in questo momento, avere tutte le comodità possibili, gestire il tempo come mi pareva, scegliere cosa mangiare ad ogni pasto, cambiarmi tre volte al giorno. Invece sto girando l’Italia e dormendo dove altri hanno pensato per me, mangiando ciò che altri hanno preparato per me, con pochi cambi nello zaino da lavare un giorno si e uno no.
E sento che non mi manca nulla, che non cambierei niente di tutto ciò che sto ricevendo, che tutto questo è molto di più di qualsiasi cosa avrei potuto procurarmi da sola.

Il successo non si misura dal profitto che si ricava dal nostro lavoro, ma dall’amore che ci mettiamo.

Giandonato e Stefano mettono amore in quello che fanno, anche se costa sacrificare qualcosa di sé e rinunciare o qualcosa per sè.
Loro vincono se vincono tutti, se le persone per cui operano traggono vantaggio dal loro lavoro.
E questo non viene capito, anzi spesso crea tante perplessità e/o incredulità.
Anche noi inizialmente abbiamo nutrito dei dubbi sull’affidare Tucum a Gaw per via del prezzo molto vantaggioso che ci hanno proposto per sviluppare l’app. Ci hanno spiegato invece che semplicemente evitano di approfittarsene anche se e quando ne hanno la possibilità.

Dopo l’incontro con i ragazzi di Gaw, siamo andati “da Simona”, una dei commercianti di Brindisi che hanno aderito a Tucum.

Troviamo una signorina gentile che ci chiede di cosa abbiano bisogno.
“Buongiorno, cerchiamo Simona”
“Si, ve la chiamo”
Simona stava sistemando nel retro del negozio, ma subito ci raggiunge per chiederci di cosa abbiamo bisogno.
“Ciao Simona, volevamo ringraziarti. Siamo i ragazzi del progetto Tucum”.
Ci sorride.
“Ho scelto di partecipare e sono molto contenta di essermi fidata di don Vito”
“Ci puoi parlare un po’ di come sta andando?”
“Qui vengono tre famiglie. Comprano principalmente detersivi, ricariche di detersivi, cose di cui c’è un effettivo bisogno. Abbiamo notato che sono molto responsabili nella gestione dei crediti che sono stati donati”.
“Ti è sembrato che in qualche modo si sentono a disagio ad utilizzare queste tesserine? “
“No, anzi. Con qualcuno di loro si è creata anche una bella relazione. Abbiamo cominciato a parlate e  abbiamo scoperto di essere imparentati alla lontana”.

La parte del progetto in cui incontriamo e ascoltiamo  i commercianti è una di quelle che mi piace di più. Parlando con loro ci rendiamo di come le famiglie che aiutiamo con la tessera Tucum non sono tanto “beneficiari”, ma veri e propri “clienti”.
Simona ci ha raccontato di un papà che, insieme a sua figlia, è andato nel suo negozio a comprare qualcosa da regalare per il compleanno di un’amica. Tucum è stato lo strumento che ha permesso ad una bambina di non andare ad una festa a mani vuote.

Può sembrare poco, ma sono sicura che non lo è.

NB. Chiunque può scaricare l’ app TUCUM divenendo donatore, supervisore o negozio associato. Aiutateci a costruire il Bene. Ne vale…un regalo sospeso 😊


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